Per brevità chiamato.. Giornalista?
danzare, continuare a danzare, finchè ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perchè.
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Giornalista? Milanese, purtroppo, con un'insana passione per il rock acustico e le voci femminili.
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Uno scambio di mail, due ricerche veloci, e in mezzora c'è il treno prenotato.
Si parte, per un giorno, ma è un nuovo inizio.
Catarsi..
E rivoluzione fu. Copernicana quasi. Una delle più rivoluzioni. Potare per sbocciare, sognare il mare e tuffarsi in un bagno di sudore. Ci vuole coraggio, "no mercy" diceva lui. E aveva ragione. e così è stato. Tutto in poche ore, tabula rasa di mille cose, anche mentali. E finalmente riposo. Consapevolezza come apriti-sesamo.
Quando la febbre di sorprende, bloccando, ribaltando, rivoluzionando quella che doveva essere una settimana decisiva, su più fronti, è inevitabile pensare al destino. O ai segnali che la vita accende e che a volte non puoi far finta di non vedere. E' il mio corpo che cambia, o forse la mia vita, ci sentiamo settimana prossima.
"Ognuna suona un suo strumento e quello che ne viene fuori non è la somma dei suonatori ma è la musica, una corrente che si muove ad onde".
Nulla, nessuna forza può rompere una fragilità infinita
Voglia di poesie e parole nuove, allergia verso giudizi e processi sommari, molecole di rivoluzione nell'aria.
E ho ancora la forza di scegliere parole
per gioco, per il gusto di potermi sfogare
perché, che piaccia o no, è capitato
che sia quello che so fare...
Ci sono parametri che sono come termometri (rima perdonata).
Il primo è la capacità che ha una persona di risollevarti dal tuo momento più buio. Ci sono molti modi, poche pochissime persone. Il secondo è la capacità di una persona di non farti sentire la stanchezza, la pioggia: prendi tutto ed esci qualunque cosa succeda. Al massimo non sei il massimo della compagnia, ma non sarai etichettato, non sarai giudicato anzi. Il terzo è la profondità di pensiero: ovvero quanto - all'interno di una giornata, di una settimana, un mese - la persona in questione gravita nella tua testa, e magari non solo in testa. Il problema è che a volte, questi parametri si travestono da spine: entrano ed escono dalla presa senza soluzione di continuità. E tu vorresti decrittare questa dinamica, invano.
E' così quando tutto sembra scritto, quando pensavamo di non trovarti più, sei tornato sporco, affamato e miagolante in una notte strana, dicotomica. Durante un concerto, che non è andato come avresti voluto e non per la musica, per altro disarmante. Una notte insonne, per pulirti, calmarti, capire. E un risveglio con la voce di tua madre alla radio, dalle tende, emozionata, confusa. Dal terremoto. Una lacrima che fa finta di scendere e non capisci perchè.
E poi quella rivelazione, inaspettata. Perchè? scherzi o sei seria? Non voglio sapere la risposta, così non devo reagire di conseguenza. E poi quel senso di mancanza, irrimovibile. ma come fai?
Il bonsai è vivo, e lotta insieme a noi.
Curarlo, vederlo morire e poi rinascere è una metafora. Non solo di fragilità risorta.
Che poi, riflettevo, la vita è solo un'immensa degustazione. Tanti sorsi, il retrogusto, ma sarà la bottiglia migliore?
ps. mia madre parte, sì proprio in zona epicentro.. paura (ir)razionale e voglia di andare anch'io..
E ora che la casa ha anche uno splendido (effimero?) bonsai
e ora che hai passato un sabato sera in casa sentendoti a casa, in splendida solitudine sorridendo..
e ora che dormendo otto ore, ti sei potuto alzare presto - corsa a perdifiato sui navigli (sei ingrassato e fai il doppio della fatica di prima) - colazione - lavoro.
cosa ti manca?
"Or just mildly free? What about me?"