Per brevità chiamato.. Giornalista?
danzare, continuare a danzare, finchè ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perchè.
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Giornalista? Milanese, purtroppo, con un'insana passione per il rock acustico e le voci femminili.
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La rivoluzione dolce produce spaesamento graduale ma fulmineo, ogni tanto ti fermi, controlli che occhi e mani siano nello stesso posto, controlli che percezione si ha dall'esterno di questi tuoi occhi e di queste tue mani. C'è chi ne ha bisogno, anche chi non ti aspetti, anche chi non vorresti, anche chi non vorrebbe. Mille calamite intarsiano il cammino, ti incolli, ti stacchi, attrazione, repulsione, quel sottile confine tra l'effimero e il duraturo. In fondo è così facile sparire all'improvviso dalla vita delle persone. Facile e terribile, terribilmente facile. Forse vuol dire che non te ne fregava un cazzo di me, forse vuole dire che non me ne frega un cazzo di te: o forse, più semplicemente, alla base di tutto questo c'è il concetto - poco malleabile - di reciprocità.
Mi piace il concetto di rivoluzione dolce, al punto da averlo usurato ultimamente. Perchè è un ossimoro, perchè non può essere graduale una svolta repentina. O forse sì. Rivoluzione doveva essere, rivoluzione è stata. Con tutto quello che ne consegue di positivo e di negativo. Il sangue scorre, l'adrenalina anche, poi si spegne senza motivi, si riaccende da un'altra parte e mi chiedo se c'è qualcuno in grado di incanalarlo in una vena duratura. Sono un'onda, incontrollabile, manco io ho le briglie. Distillo sorrisi, più del solito, è un'arma che ho affilato inconsapevolmente. I pensieri volano ovunque, ci sono sguardi che ritornano all'infinito. Impasto di passato/presente/futuro. Ma tu, che forse stai leggendo, come stai?